La gente si scandalizza x le parole e poi campa nella falsità. Io invece oggi vi dico una cosa chiara:
la parola “minchia” è bellissima
E lo dico da siciliano, orgoglioso, testardo e parecchio allergico all’ipocrisia.
Roma antica la chiamava mentula. Era già sporca, già cattiva, già vera. E aveva pure un senso preciso: se uno valeva poco, era inutile, vuoto, lo chiamavano così. Tradotto in versione moderna: “un vali na minchia”.
Capito? Nn era solo roba di sotto cintura… era misura del valore umano. E qualcuno ancora oggi merita questo titolo onorifico.
Poi questa parola fa il suo viaggio, attraversa i secoli, arriva giù da noi, si siede al tavolo in Sicilia, si scolpisce nella nostra voce e diventa MINCHIA. E qui esplode. Qui diventa linguaggio, emozione, ironia, stile di vita.
In Sicilia “minchia” è una parola elastica.
È un termometro dell’anima.
È musica stonata ma sincera.
Quando diciamo:
“Un vali na minchia” nn è solo insulto, è un giudizio morale: sei vuoto, sei aria fritta, parli tanto ma nn conti nnt.
“Scàssaci a minchia” significa “smettila, basta, mi hai stancato”, ma lo diciamo con quella poesia brutale ke solo noi sappiamo regalare.
E poi il mitico “MINCHIAAA” da stupore, ke può voler dire tutto e il contrario di tutto: wow, vergogna, incredulità, affetto, ironia… dipende dal tono, dal momento, dalla faccia ke fai.
È una parola popolare, sporca, libera. Nn è roba da salotti eleganti, è roba da gente ke vive sul serio.
E sapete xké è bella? xké è vera.
Perché viene dalle viscere, mica dai manuali di buona educazione.
Quindi sì, io la rivendico.
Da siciliano, da uomo ke nn ama le maschere.
La “minchia” nasce volgare, attraversa secoli, sopravvive a chiesa, moralisti, benpensanti… e sta ancora qui. Forte. Viva. Utilissima.
Se poi vi disturba, fatevi una camomilla e scàssatevi la… vabbè, avete capito 🤣
Io resto dalla parte delle parole vive, nn di quelle stirate e finte per bene.
Minchia… quanto è bella la verità quando nn si vergogna di esserlo.
©Mirco@77
Aggiungi commento
Commenti