Non penso ke basti trovare qualcuno dentro casa o dentro un negozio per trasformarsi in giudice, giuria e boia. La giustizia deve distinguere la difesa dalla vendetta. Deve accertare i fatti e capire quando il pericolo è ancora presente e quando, invece, è terminato.
Ma c’è un’altra verità ke continuiamo a scansare.
Quando un rapinatore entra nella tua attività, minaccia la tua famiglia e mette la tua vita sottosopra, il tuo cervello non si trasforma magicamente in un’aula di tribunale.
Non hai i filmati rallentati.
Nn hai le perizie.
Non hai mesi di tempo x decidere in quale preciso secondo sia finita la rapina.
Hai paura. Hai rabbia. Hai tua moglie e tua figlia davanti. E devi capire in pochi istanti se quello ke ti ha appena minacciato stia davvero scappando o possa voltarsi e ricominciare.
Comodamente seduti sulla sedia siamo tutti lucidi. Dentro una rapina, un po’ meno.
Mario Roggero: 14 anni e 9 mesi di carcere
Mario Roggero ha 72 anni. Il 28 aprile 2021 tre uomini entrarono nella gioielleria di famiglia a Grinzane Cavour, armati con una pistola giocattolo e un coltello. Roggero li inseguì all’esterno e sparò con un’arma regolarmente detenuta: due rapinatori morirono, il terzo rimase ferito. La Cassazione ha reso definitiva la condanna a 14 anni e 9 mesi di reclusione.
I giudici hanno stabilito ke, nel momento degli spari, l’azione aggressiva fosse ormai terminata e i rapinatori fossero in fuga.
Questo è il fatto giudiziario e va raccontato. Senza trucchi.
Roggero non ha sparato mentre si trovava dietro il bancone con un’arma puntata alla testa. Li ha inseguiti fuori. E questo, per la legge, cambia tutto.
Ma dal punto di vista umano possiamo almeno porci una domanda senza essere accusati di voler fondare la Repubblica degli sceriffi?
Quanto tempo serve alla mente di un uomo x capire che il pericolo è davvero finito?
Tre secondi? Dieci? Un minuto?
Esiste un interruttore dentro il cervello che spegne paura, adrenalina e terrore appena il rapinatore supera la porta?
Io nn credo.
Prima lo rapinano, poi arriva il conto
La Cassazione ha confermato anche provvisionali complessive indicate da ANSA in 480 mila euro, mentre resta separato il possibile percorso dei risarcimenti civili.
Ed è qui ke molta gente perde completamente fiducia nel sistema.
Perché un uomo subisce una rapina, vede la propria famiglia terrorizzata, viene condannato a quasi quindici anni di carcere e rischia pure di dover pagare cifre enormi.
A me questa cosa, sinceramente, nn mi torna.
Capisco il principio giuridico: anche chi commette un reato mantiene i propri diritti e non può essere ucciso per punizione.
Ma tra il riconoscere la dignità di ogni essere umano e trasformare il rapinatore, o i suoi familiari, nel creditore della vittima c’è un mare in mezzo.
E noi quel mare facciamo finta di non vederlo.
Senza quella rapina non ci sarebbe stato l’inseguimento.
Senza la scelta di entrare armati in quella gioielleria non ci sarebbero stati gli spari.
Non ci sarebbero stati due morti, un ferito e un uomo di 72 anni in carcere.
La responsabilità penale di Roggero è stata accertata. Ma la causa iniziale dell’intera tragedia non può diventare improvvisamente una nota a piè di pagina.
Francesco Putortì: un altro caso, un’altra vita distrutta
Poi c’è Francesco Putortì, macellaio cinquantenne di Reggio Calabria.
Nel maggio 2024 rientrò nella propria abitazione e vi trovò due uomini che, secondo le indagini, avevano tentato un furto e sottratto anche due pistole legalmente detenute. Putortì prese un coltello: uno degli intrusi morì e l’altro rimase ferito.
Nell’aprile 2026 la Corte d’Assise di Reggio Calabria lo ha condannato in primo grado a 15 anni e 6 mesi per omicidio e tentato omicidio, senza riconoscere la legittima difesa. Putortì sostiene di aver colpito durante una colluttazione; secondo gli investigatori, invece, avrebbe accoltellato i due alle spalle mentre fuggivano. La sentenza non è definitiva.
Anche qui bisogna essere onesti.
Un conto è difendersi da una persona ke ti sta aggredendo. Un altro è colpirla mentre scappa.
Ma nn raccontiamola come se Putortì avesse incontrato due passanti nel corridoio.
Quelle persone erano entrate dentro casa sua.
Avevano frugato nelle sue cose.
Avevano preso le sue armi.
E quando entri abusivamente nell’abitazione di qualcuno, rubi delle pistole e ti fai sorprendere dal proprietario, hai creato una situazione dove tutto può precipitare in pochi secondi.
Non puoi accendere l’incendio e poi meravigliarti se qualcuno si brucia.
La proporzione misurata col righello
La legittima difesa prevista dall’articolo 52 del Codice penale richiede, tra gli altri elementi, la necessità di difendersi da un pericolo attuale e una reazione proporzionata all’offesa. Sono limiti fondamentali: senza di essi, qualunque vendetta potrebbe essere mascherata da difesa.
Il problema nasce quando questi criteri vengono applicati a una situazione reale come se fosse un esercizio di geometria.
La proporzione si valuta facilmente dopo.
Con i fotogrammi.
Con le distanze misurate.
Con la traiettoria dei colpi.
Con gli avvocati, i consulenti e i giudici ke possono tornare cento volte sullo stesso secondo.
Ma ki si trova dentro una rapina non vede la scena dall’alto.
Non sa se la pistola è vera o giocattolo.
Nn sa se l’uomo che sta fuggendo abbia un’altra arma.
Non sa se tornerà indietro.
Non sa nemmeno se tra dieci secondi sarà ancora vivo.
Chiedere controllo è giusto. Pretendere freddezza assoluta è disumano.
Il nuovo disegno di legge: un passo, nn la soluzione
Il Consiglio dei ministri ha approvato un nuovo disegno di legge in materia di sicurezza che prevede l’esclusione del risarcimento civile per chi subisce un danno mentre sta commettendo alcuni reati gravi, tra cui rapina, furto in abitazione, violenza sessuale e sequestro di persona a scopo di estorsione. Al momento, però, si tratta di un disegno di legge e non di una norma già definitivamente approvata dal Parlamento.
È un passo nella direzione giusta.
Ma resta un passo corto.
Perché si continua a costruire un elenco: questo reato sì, quell’altro no. Rapina sì, magari lo scasso di un deposito resta fuori. Furto in abitazione sì, altre condotte no.
Io penso ke il principio dovrebbe essere più chiaro.
Chi, durante la commissione volontaria di un grave reato contro una persona o dentro una proprietà privata, subisce conseguenze direttamente collegate alla propria azione criminale, non dovrebbe poter trasformare automaticamente la vittima nel proprio bancomat.
Questo non significa cancellare i tribunali.
Non significa autorizzare a sparare alle spalle.
Nn significa che un ladro perde ogni diritto umano appena scavalca una finestra.
Significa riconoscere ke la scelta iniziale di commettere il reato deve avere un peso serio anche nella valutazione civile delle conseguenze.
Altrimenti il messaggio percepito dalla gente sarà sempre lo stesso:
non reagire, subisci e spera ke il delinquente abbia pietà.
La vittima deve tornare al centro
Alla vittima chiediamo tutto.
Di restare calma.
Di ricordare ogni dettaglio.
Di non reagire troppo.
Di dimostrare ke la paura fosse reale.
Di stabilire, mentre sta vivendo un incubo, quanta forza sia esattamente autorizzata a utilizzare.
Poi arrivano il processo, gli avvocati, le perizie, le spese e magari pure il risarcimento.
A chi ha iniziato tutto, invece, rischiamo di riconoscere il lusso di analizzare la reazione della vittima come se il reato iniziale fosse quasi uno sfondo.
No.
Nn voglio una giustizia vendicativa. Voglio una giustizia che ricordi sempre da dove è partita la violenza.
Difendersi non può diventare una licenza x uccidere.
Ma essere rapinati non può trasformarsi nell’obbligo di rimanere immobili e collaborativi mentre qualcuno decide cosa portarti via e quanto terrore lasciare a casa tua.
Chi lavora onestamente merita protezione vera.
Chi viene aggredito merita di essere valutato anche nella sua fragilità, nella paura e nella confusione di quei momenti.
E ki sceglie il crimine deve assumersi una parte seria del rischio creato dalle proprie azioni.
Perché uno Stato ke pretende lucidità chirurgica dalla vittima, ma poi presenta alla stessa vittima il conto dei danni subiti dal rapinatore, non sta difendendo l’equilibrio.
Sta ribaltando la realtà.
E questa nn è giustizia.
È resa.
© Mirco Francioso
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