C'era un uomo a Castelbuono. Nn un politico, nn uno ke cercava visibilità. Un frate cappuccino ke x quasi quarant'anni ha fatto quello ke tanti a parole dicono di voler fare ma poi, quando arriva il momento, si girano dall'altra parte.
Padre Domenico Costanzo.
A ki è cresciuto a Castelbuono quel nome nn va spiegato. Va sentito. Nella pancia, nelle ossa, nei ricordi di quando eri ragazzino e quel convento era il posto dove imparavi a suonare, a fare teatro, a stare insieme. Dove la parola "comunità" nn era una roba da manifesto elettorale ma una cosa ke si viveva, sudando, ridendo, litigando e crescendo.
Io sono uno di quei ragazzini. E nn me lo dimentico.
Padre Domenico ha avviato alla musica generazioni intere. Ha creato la Corale polifonica. Ha inventato i campi scuola, la Marcia della Pace, lo sport come strumento x formare esseri umani, nn atleti da vetrina. Ha aperto una biblioteca dentro un convento. Ha preso ragazzini ke la strada se li stava mangiando e ci ha messo dentro qualcosa ke nessuno gli poteva più togliere: il senso di appartenenza a qualcosa di più grande di te.
E nn lo faceva x farsi vedere. Lo faceva e basta. Con la tonaca consumata, le mani sempre in movimento, la voce ke sapeva essere tuono e carezza nello stesso minuto.
Poi un giorno Padre Domenico ha fatto una cosa ke gli uomini buoni fanno: ha creduto a qualcuno. Ha creduto in buona fede a una persona ke chiedeva aiuto. Si è esposto, ci ha messo la faccia, il cuore, tutto. Xké lui era fatto così — se vedeva uno a terra, nn passava oltre. Nn era capace.
Come è andata a finire quella vicenda lo sanno i tribunali. Le cause sono state fatte, le sentenze sono state scritte, e nn sta a me entrare nel merito. Ma una cosa la so con certezza: Domenico ci credeva. Nn aveva secondi fini, nn cercava notorietà, nn voleva fare il paladino. Ha seguito la sua coscienza. E quando un uomo di quasi novant'anni si muove xké la coscienza gli dice di farlo, io nn ci trovo niente da ridere. Ci trovo qualcosa di profondamente umano.
Il problema è un altro. Il problema è cosa è successo dopo.
Xké dopo quarant'anni di servizio a una comunità intera, dopo migliaia di ragazzi cresciuti, dopo una cittadinanza onoraria ke questo paese gli aveva dato riconoscendogli quello ke era — Padre Domenico si è ritrovato solo. Emarginato. Messo da parte come un mobile vecchio ke nn serve più.
E questo è il punto ke mi brucia.
Nn parlo di sentenze, nn parlo di colpe, nn parlo di ki aveva ragione e ki torto. Parlo di umanità. Parlo del fatto ke un uomo ke ha dato tutto quello ke aveva — tempo, salute, energia, amore — a un certo punto è stato trattato come se quei quarant'anni nn fossero mai esistiti.
Si poteva gestire diversamente? Secondo me sì. Si poteva trovare il modo di nn cancellare una vita intera di servizio? Secondo me sì. Si poteva guardare l'uomo nella sua interezza, e nn solo attraverso una singola vicenda? Sicuramente sì.
Ma nn è stato fatto. E il risultato lo conosciamo tutti.
Padre Domenico ha lasciato l'Ordine. Nn la fede, nn la vocazione. L'istituzione. È tornato a Castelbuono da uomo libero. Spogliato di tutto tranne ke della cosa più importante: la dignità.
Il 29 gennaio 2024, a 92 anni, Padre Domenico se n'è andato.
E adesso fermatevi un secondo. Xké quello ke sto x dirvi vi deve restare dentro.
Nessun funerale. Nessuna estrema unzione. Nessuna cerimonia x salutare un uomo ke x quarant'anni ha servito una comunità intera. Seppellito nella nuda terra del cimitero di Troina, con una croce di legno e basta. Come uno ke nn aveva nessuno. Come uno ke nn ha fatto niente nella vita.
Quarant'anni di musica, di teatro, di ragazzi tirati su dalla strada, di marce x la pace, di messe, di confessioni, di mani strette, di lacrime asciugate. E alla fine? Una buca nella terra e il silenzio.
Nessuno lo ha pianto.
Ora vi dico una cosa e voglio ke ci pensate bene.
Tra gli anni novanta e il duemiladieci si contano nn so quanti matrimoni celebrati a Castelbuono. E sapete ki c'era sull'altare? Padre Domenico. Quasi sempre lui. X vent'anni ha benedetto le famiglie di questo paese. Ha unito mariti e mogli, ha battezzato i figli, ha accompagnato i nonni. X vent'anni è stato presente nel giorno più importante della vita di migliaia di persone.
Fatevi un favore. Andate a casa, aprite il cassetto, tirate fuori l'album del matrimonio. Quello bello, con la copertina bianca, ke sta lì a prendere polvere. Sfogliatelo.
Almeno sette su dieci di voi ce lo troveranno lì dentro. Con quella faccia, con quel sorriso, con le mani alzate a benedire. Nelle foto più belle della vostra vita. Nel giorno ke vi siete giurati amore eterno.
Eccolo, Padre Domenico. Nelle vostre foto. Nelle vostre case. Nella vostra storia.
E adesso ditemi: dov'eravate quando lui è morto solo?
Quell'uomo ke vi ha sposato, ke ha battezzato i vostri figli, ke ha tenuto insieme il tessuto di questo paese x quarant'anni — è finito sotto terra senza una preghiera, senza un fiore, senza una mano ke gli stringesse la sua.
Nn è una domanda x giudicare. È una domanda x svegliarci. Xké noi siamo fatti così — campioni mondiali nel commuoverci x cinque minuti e nel dimenticare x tutta la vita. Scriviamo "riposa in pace" sui social col cuoricino e poi via, avanti il prossimo. Ma la gratitudine nn è un post su Facebook. La gratitudine è esserci. È ricordare. È nn permettere ke uno come Padre Domenico finisca sotto terra senza ke nessuno gli dica grazie un'ultima volta.
Io preferisco mille volte uno ke si muove xké ci crede a cento ke stanno fermi x nn disturbare nessuno. Preferisco uno ke ci mette la faccia a tutti quelli ke la faccia la girano dall'altra parte.
Io nn lo dimentico. E mi vergogno di nn aver fatto abbastanza.
Se hai un briciolo di memoria, di gratitudine, di umanità — nn lo dimenticare manco tu. E se nn lo fai x lui, fallo x te stesso. Xké dimenticare ki ti ha dato qualcosa senza chiederti niente in cambio è la cosa più meschina ke un essere umano possa fare.
Aprite quell'album. Guardatelo in faccia. E poi chiedetevi se quella croce di legno nella terra di Troina è tutto quello ke si meritava.
Vergogniamoci. E poi facciamo qualcosa.
Pace e Bene. Come dicevi sempre tu.
© Mirco@77
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