ESTINTO IL GIGANTE, RESTA L’ARROGANTE SPARISCE UNA SPECIE, MA NON LA NOSTRA GENTE IGNORANTE

Pubblicato il 31 ottobre 2025 alle ore 08:39

Si spegne un gigante, e noi continuiamo a fare finta ke va tutto bene. Sudan, l’ultimo maschio di rinoceronte bianco del nord, ha chiuso gli occhi x sempre, e con lui abbiamo firmato un’altra condanna a morte della nostra dignità di specie. Un capitolo si chiude per sempre. La scusa della “biodiversità da proteggere” ormai è roba da conferenze patinate, mentre nel mondo reale l’Africa si svuota, la savana diventa museo senza anima e noi, da bravi predatori col cervello spento, applaudiamo il progresso mentre cancelliamo la vita.

Il suo regno? Una distesa infinita di prateria africana, dove l’erba ondeggiava al vento e il sole al tramonto si posava sulle acacie come un ultimo bacio alla terra. Pianure dorate, colline dolci, pozze d’acqua dove una volta branchi interi di animali si avvicinavano senza fretta. Quel paesaggio aveva una voce: il rumore pesante dei suoi passi, il soffio delle narici mentre scrutava l’orizzonte, lento, antico, invincibile. Ora tutto tace. Le valli restano, il vento soffia ancora, la terra respira, ma il suo abitante più illustre nn c’è più. La scena è perfetta ma manca l’attore principale; e senza l’attore, il teatro diventa una tomba elegante, niente di più.

Qualcuno dirà: “beh, ci sono ancora due femmine”. Sì, due reliquie viventi, due testimoni mute della nostra stupidità. La specie è stata dichiarata estinta, capito? Anche se due esemplari respirano ancora, è finita. Abbiamo ridotto un animale millenario a memoria biologica, a nota a piè pagina nei libri di zoologia. Ke poi, parliamo chiaro: nn l’ha ucciso la natura. Lo abbiamo sbranato noi, con armi, soldi, vanità, superstizioni da Medioevo e governi ke guardano altrove.

Ora ci aggrappiamo alla scienza come bambini spaventati al bordo della piscina. Laboratori e provette sono l’ultima trincea: sperma congelato, ovuli prelevati, fecondazioni in vitro, tecnici con camici bianchi che combattono con pipette e sequenziatori mentre noi continuiamo a bucare il pianeta come fosse un chewing gum. Speranze appese a un filo di DNA. E dietro ogni puntura di siringa riecheggia lui, Sudan, come una bestemmia silenziosa contro il nostro ego: la Terra è un soffio, e noi abbiamo imparato a spezzarlo senza neanche tremare.

Nn servono lacrime. Le lacrime sono comode. Si piange, si posta la foto, si dice “ke peccato” e poi si torna a correre dietro cazzate. Onoriamolo con azioni, con scelte quotidiane, col coraggio di rompere le scatole a chi ancora pensa ke il pianeta sia un supermercato senza fine. Salvare ciò ke resta nn è beneficenza. È l’unica assicurazione sulla vita ke abbiamo. Perché se nn impariamo adesso, se nn difendiamo gli ultimi battiti di questa Terra, un giorno toccherà a noi guardarci allo specchio e scoprire ke siamo diventati l’ultimo esemplare della nostra stessa storia. E nessun laboratorio potrà salvarci.

👁️ © Mirco@77

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