BEATA IGNORANZA

Pubblicato il 11 novembre 2025 alle ore 18:16

L’ignoranza beata… quella sì ke lascia il segno.
Quella ke parla con la sicurezza di chi ha visto due video su Facebook e pensa di aver capito come gira il mondo.
Quella ke ti spiega l’ecosistema come fosse un bar sport, dove “animali nocivi” è un concetto tecnico, e la scienza si misura a colpi di opinioni.

E il bello — anzi, il tragico — è ke questa ignoranza nn ha dubbi.
Zero.
È certa. Solida come un muro di cemento: provi a bussare e non entra aria.
Non ascolta, nn osserva, nn si chiede.
Spara. Giudica. Sentenzia. E poi si auto-applaude pure.

Io la vedo ogni giorno, nei commenti sotto un post, nei “ma a me risulta”, nei “lo so xké l’ho sentito dire”.
E la riconosco. Sempre.
Ha quell’odore di “io so tutto”, ma se le chiedi dove ha studiato, ti risponde: al bancone del bar alle 7 del mattino, col cornetto in mano e il cervello ancora in modalità sonno.

E qui non si parla di fare il professore.
Io non pretendo nulla.
Pretendo solo una cosa: rispetto delle cose vere. Dei fatti. Dei dati. Della logica, almeno un filo.
Perché quando l’ignoranza è convinta di essere sapienza, lì nascono i problemi grossi:
specie protette viste come nemici, equilibri naturali buttati nel cestino, e l’idea folle ke la biodiversità sia una “moda ecosnob”.

Moda?
No.
È sopravvivenza.
La nostra, delle nostre terre, dei nostri figli.

Il commento da cui nasce tutto è sotto un mio post contro la caccia.
Un commento ke fa il giro largo della ragione, inciampa, cade e si rialza convinto di aver fatto la battuta del secolo.
Peccato ke la battuta — a differenza dell’ecosistema — nn regge.

Io non rido.
Mi preoccupo.
Perché l’ignoranza beata è quella ke fa i danni veri:
non vede, non capisce, non impara.
E quando nn impari… continui a sbagliare. Sempre.

©Mirco@77

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