BELÉN, LE TUE MANI VOLANO… MA LA DIGNITÀ CADE

Pubblicato il 11 novembre 2025 alle ore 19:04

Belén,
sì, proprio tu. Ti scrivo dopo aver sentito quelle perle lanciate a Belve, dette con quella leggerezza che — scusami — pesa come un macigno.
Hai raccontato di aver menato tutti i tuoi ex. Tutti. Senza batter ciglio. Hai pure specificato che a uno gli hai tirato un cactus… un cactus, capisci? Roba che se lo faccio io mi denunciano pure le piante del balcone.

E la cosa seria non è tanto il gesto in sé (brutto comunque), ma il fatto ke lo racconti come se fosse folklore. “È il mio sangue argentino”, hai detto. “Da noi si fa così”.
Ecco, qui già mi parte il fumo dalle orecchie. Da noi — e vale per tutti, argentini compresi, italiani compresi, marziani compresi — la violenza nn è un vanto. Non è un tratto di colore. Non è il modo giusto x risolvere i problemi.
È uno schifo. Punto.

E sai cosa mi fa incazzare davvero? Che ci sono milioni di donne ke le botte le prendono e basta. Donne ke non hanno telecamere, né copertine, né interviste in prima serata. Donne senza cognome blasonato. Donne ke non fanno audience.
E tu esci e dici che picchiavi “perché in Argentina funziona così”.
Belén, dai. No.
Così no.

Ti faccio una domanda: se un tuo ex — uno qualunque — avesse reagito alle tue mani volanti allo stesso modo, oggi saremmo qui a ridere con te? O staremmo parlando di violenza maschile, femminicidio, emergenza sociale?
Lo sai già la risposta.
E allora perché di là è reato e di qua diventa folklore?

Vedi, nn ti sto facendo la morale. Non ne ho né voglia né titolo. Però quando una persona con la tua visibilità spara ste cose, la gente ascolta.
E quello che ascolta diventa narrativa.
E la narrativa diventa normalità.
E la normalità, se sbagliata, fa male. Tanto.

E guarda, te lo dico proprio chiaro: già non andavamo d’accordo prima, io e la tua immagine pubblica. Ora siamo proprio ai ferri corti. Ma non perché mi interessi se mi stai simpatica o meno. Conta zero.
Mi rode perché col tuo racconto hai fatto un favore alla cultura della sberla facile.
A quella dei “eh ma lui se l’è cercata”.
A quella del “tanto poi facciamo pace”.
Quella ke ci sta mandando al macero come società.

Poi oh… se a te quel modo piace, se “in Argentina si fa così”, accomodati pure. Ma qui, adesso, se vogliamo essere un Paese un po’ meno becero, abbiamo il dovere di dire ke no, non si fa così.
Mai.
Con nessuno.

E lo so, lo so: quello ke penso io nn cambia niente, nn sposta una virgola.
Ma ho il difetto ke quando qualcosa puzza, la dico.
E quando qualcosa pesa, la sollevo.
Anche se serve a poco.
Anche se sembra inutile.

Belén, ti posso dare del tu?
Sì?
Allora ti dico questo:
la bellezza passa, il carisma balla, il personaggio si sgonfia. Ma le parole restano. E stavolta hai fatto più rumore con una frase di quanto pensi.

Fallo un favore al pubblico:
la prossima volta conta fino a 10.
O fino a 100.
Ci sta ke venga pure meglio.

©Mirco@77

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