Ormai viviamo in un mondo dove prima di aprire bocca devi fare il check-in mentale manco stessi imbarcando un bagaglio a Fiumicino. Devi pensare: “Aspetta… se dico questo offendo i vegani? E se dico quell’altro traumatizzo i fan degli origami? E i nostalgici del Nokia 3310 ci restano male?”.
Una faticaccia assurda, giuro.
Però la cosa ke mi manda proprio in tilt è ke sembra ke tutti stiano lì col taccuino in mano pronti a timbrarti un’etichetta.
Scherzi sui fan del fitness? Ohhh, bodyshaming.
Fai una battuta su quelli fissati coi cristalli energetici? Stai aggredendo una minoranza spirituale.
Dici “oggi piove, che palle”? Insensibile verso chi ama il meteo.
Cioè… siamo seri?
A me pare ke stiamo diventando un popolo di porcellane: se sfiori qualcuno con una battuta, si frantuma e ti denuncia anche il karma.
E poi c’è sempre il solito gruppetto di sacerdoti del “parlare corretto”, quelli ke ti spiegano come devi respirare x nn turbare le vibrazioni sociali.
Li riconosci subito: ti ascoltano con lo stesso sguardo con cui il carabiniere ti guarda quando ti ferma e sa già ke qualcosa non va.
Ora, io nn so voi, ma io sono cresciuto in un’epoca dove al bar si scherzava su tutto: dal taglio di capelli dell’amico allo stipendio ridicolo, fino alle auto ke cadevano a pezzi.
Ci si prendeva in giro, ci si mandava a quel paese, poi ci si beveva un caffè e amici come prima.
Nessuno partiva con la querela emotiva.
Oggi?
Se ti scappa una battuta fuori posto ti ritrovi un comitato etico sotto casa, gente ke ti spiega cosa avresti “voluto dire” davvero.
A volte penso ke più ke politically correct siamo finiti nel comicamente assurdo.
E sapete ke vi dico?
Io continuo a fare come ho sempre fatto: se mi viene una battuta, la dico.
Magari nn è perfetta, magari è pure fuori luogo… ma è mia, spontanea, reale.
Chi nn ha il senso dell’umorismo… pazienza.
Lo sviluppi.
Oppure cambi pagina.
©Mirco@77
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