Con questa storia del “femminicidio” abbiamo passato il punto di non ritorno: il diritto penale è ufficialmente MORTO. Morto stecchito, lasciato sul tavolo delle chiacchiere TV mentre i giuristi veri si mettono le mani nei capelli.
Se un reato ha bisogno di un prefisso sociologico o ideologico, se dobbiamo specificare il sesso della vittima xké l’omicidio sia ritenuto “grave”, allora abbiamo tradito tutto.
Abbiamo ucciso il principio base:
l’omicidio è l’omicidio. Fine.
Un crimine contro la vita. Punto.
La morte di una donna nn “vale” più della morte di un uomo. Nn pesa di più, nn brilla di un’etica speciale. La vita, o è sacra sempre, o è una fiera dell’ipocrisia.
Questo “femminicidio”e la deriva ke sta uccidendo il Diritto – ke tecnicamente nn esiste com reato a sé – è diventato una bandierina mediatica. Una di quelle ke sventolano bene nei talk show, fanno piangere a comando, ma svuotano la legge di senso.
Marketing politico puro, condito di lacrime a orologeria.
E allora qualche domanda: avevamo davvero bisogno di inventarci un nome nuovo?
La risposta è NO, e il Codice Penale lo grida da decenni:
Uccidi una persona xké la odi? → Art. 575, aggravato dal movente abietto.
Uccidi tua moglie? → Art. 577, omicidio del coniuge.
La legge ha già tutti gli strumenti x distinguere tutto: l’omicidio passionale da quello seriale, la premeditazione dal raptus, la crudeltà dall’eccesso.
Funziona? Sì.
È sufficiente? Sì.
Allora xké buttare tutto alle ortiche?
Perché oggi nn interessa più applicare la giustizia. Oggi l’obiettivo è spettacolarizzare il dolore, incartarlo bene, infiocchettarlo, e creare la categoria della “donna martire”, necessaria x giustificare una pena “speciale”.
Peccato ke la legge nn dovrebbe guardare chi sei, ma cosa hai fatto.
Questa legge è una mancanza di rispetto verso le donne.
Sì, proprio verso di loro.
Tutte quelle donne ke hanno lottato x decenni – nelle piazze, nei tribunali, nei luoghi di lavoro – x ottenere parità, diritti, dignità… oggi si ritrovano una legge che le dipinge come fragili, inferiori, da proteggere “più degli altri”.
Questa nn è tutela.
Questa è una regressione.
È dire alle donne: “Siete così deboli ke abbiamo bisogno di un reato speciale x voi.”
È uno schiaffo alle conquiste storiche.
È la cancellazione pratica della parità ottenuta col sangue, la fatica, la dignità.
La vera uguaglianza è una: stesse tutele, stesse pene, stessi diritti.
La giustizia deve essere cieca, nn paternalista.
Le donne meritano di più di una legge scritta solo x fare audience.
Meritano rispetto, giustizia, equità vera.
Non una vetrina politica.
È un pugno nello stomaco, lo so.
Ma ancora una volta: è la verità.
©Mirco@77
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