SICILIA AVVELENATA: I VILI DELINQUENTI DELLE ESCHE TRA LE NOSTRE CAMPAGNE

Pubblicato il 7 dicembre 2025 alle ore 10:01

L’idea che in giro, lungo sentieri e valloni di Castelbuono, possano esserci esche avvelenate mette i brividi. Qui nn stiamo parlando di “dispetti tra vicini”, ma di un atto criminale che fa soffrire animali, distrugge famiglie e devasta psicologicamente chi li ama. Non c’è poesia, solo realtà: un cane (o un gatto) che ingerisce veleno entra in un inferno di convulsioni, vomito, paralisi. Muore lucido, tra spasmi e sanguinamento interno, mentre la famiglia guarda impotente aspettando un veterinario che spesso arriva troppo tardi.

È un dolore ke nessuno dimentica.

L’esca avvelenata nn è una “furbata”, nn è una “necessità”, nn è una soluzione: è un atto criminale, freddo, pianificato, capace di distruggere una famiglia intera. Quando un cane, un gatto, una volpe o un riccio ingerisce veleno, non muore: brucia vivo dentro, convulsioni, sangue, soffocamento, paralisi. Nessuno si abitua a vedere il proprio animale vomitare e urlare senza voce. Chi ha vissuto quella scena se la porta dietro per tutta la vita, e quel dolore resta incastrato nei muri di casa.

E questi “signori”, sempre pronti a giustificarsi con la scusa del “mi rovinava l’orto”, “mi disturbava le galline”, “mi dava fastidio”, pensano di cavarsela con la barzelletta dell’urgenza. Ma oggi nn siamo nel ’60, dove la nonna buttava farina rossa come se fosse zucchero. Oggi c’è internet, c’è informazione, c’è medicina veterinaria, ci sono sentenze e articoli del codice penale che parlano chiarissimo: l’art. 544-bis e 544-ter puniscono l’uccisione e il maltrattamento di animali, e chi abbandona sostanze velenose in ambiente pubblico rischia pure la 674 c.p. (getto pericoloso). Non lo dico io, lo dice la legge.

E attenzione: quando butti veleno vicino a corsi d’acqua, fossi, canalette, specialmente quando piove, il veleno nn resta lì. Scorre giù, si mischia, finisce nell’acqua che altri animali bevono, i pesci la assorbono, le falde si contaminano. Parliamo di tetradotossine, fosfuri, anticogualanti di seconda generazione che fanno sanguinare gli organi interni. E poi qualcuno ha il coraggio di dire “ma io nn volevo fare male a nessuno”. Questi veleni restano attivi per mesi, alcuni per anni. E quando piove, l’acqua li trascina e li porta dove nn immagini. Praticamente una bomba biologica a cielo aperto.

E quando un cane muore così, nn soffre solo l’animale. Soffre chi lo ha cresciuto, chi ci dormiva, chi il pomeriggio dopo il lavoro andava a camminare insieme, chi era felice di sentirlo abbaiare quando tornava a casa. La famiglia resta a tavola con la sedia vuota. Ci resta il guinzaglio attaccato alla porta, ci resta il rumore del silenzio, quel silenzio che nn passa. E se qualcuno pensa ke “esageriamo”, basta guardare negli occhi un bambino che nn trova più il proprio compagno di giochi.

Il fatto vergognoso è che qualcuno ancora tenta di giustificare questo schifo. Ma la verità è ke è vigliaccheria pura. È la mano che uccide e poi si lava e fa finta di nulla. È il vicino che sa e tace. È quello che pensa “ma tanto è un cane, nn vale niente”. È mentalità da cavernicoli travestiti da cittadini moderni.

E qui nn c’è spazio per discussioni accademiche: la parola d’ordine è TOLLERANZA ZERO. Chi mette esche avvelenate deve tremare. Deve sapere che ogni volta che butta quella polvere assassina rischia una denuncia, un processo, e se fa danni seri, anni di carcere. Basta “eh ma non lo sapevo”. Basta “eh ma mi dava fastidio”. Basta “tanto è solo un animale”.

La crudeltà nn è un'opinione. È un crimine. E oggi, nel 2025, chi fa finta di nn capirlo è complice.

©Mirco@77

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