La pagina è reale. “Dentro la Notizia”, 22 gennaio 2025. Firma “Alessandra Cova”. Titolo forte: “Quando il carnefice è una donna l’impatto mediatico è inesistente”.
È vero? In parte sì.
Ma è una verità comoda, detta a metà.
Perché il vero squilibrio nn è solo mediatico.
È giudiziario, culturale, emotivo.
Nel 2025, quando un uomo — soprattutto se padre — viene accusato, nn parte più innocente.
Parte difensivo.
Parte già in ritardo.
Parte con addosso uno stigma ke nn aspetta sentenze.
E nn lo dico x ideologia. Lo dico xché ci sono passato.
Quando l’accusato è uomo:
- la notizia corre,
- il titolo è netto,
- l’opinione pubblica decide prima del giudice.
Quando l’accusata è donna:
- il racconto rallenta,
- entra il contesto,
- entra la psicologia,
- entra il “kissà cosa ha passato”.
Questo nn assolve nessuno.
Ma pesa in modo diverso.
Nel 2025 ISTAT continua a certificare un dato chiaro: la violenza sulle donne esiste, è strutturale, è grave.
Lo dice il report “La violenza contro le donne dentro e fuori la famiglia”.
Lo ribadiscono i numeri sugli omicidi del 2024.
Io nn li nego.
Ma i numeri nn possono diventare una clava.
Perché dai numeri si è passati a un automatismo tossico:
se sei uomo → sei potenzialmente colpevole
se sei padre → sei potenzialmente pericoloso
E da lì, il salto è breve.
Nel 2025 abbiamo visto uomini:
- allontanati dai figli,
- sospesi dal lavoro,
- marchiati pubblicamente,
prima ke un tribunale dicesse una parola definitiva.
Lo raccontano articoli firmati da “Daniele Montanari” sulla Gazzetta di Modena e “Benedetta Centin” su Il Quotidiano:
uomini assolti dopo, quando il danno era già fatto.
E qui nasce la mia amarezza.
Perché l’assoluzione nn restituisce:
- il tempo perso,
- il rapporto coi figli,
- la reputazione,
- la dignità.
Quando leggo “l’impatto mediatico è inesistente” io nn penso:
“poveri media, nn parlano abbastanza delle donne violente”.
Io penso:
meno male ke ogni tanto il tribunale mediatico abbassa il volume.
Perché io quel volume l’ho sentito addosso…. E faceva male.
Il problema nn è scegliere ki difendere.
Il problema è aver smesso di distinguere.
Nel 2025:
- la presunzione d’innocenza è diventata un fastidio,
- il dubbio è visto come tradimento,
- la complessità è sospetta.
E ki chiede equilibrio viene accusato di minimizzare.
Ki chiede prove viene accusato di giustificare.
Io nn giustifico niente.
Io pretendo equità.
Perché la giustizia nn può dipendere dal genere. E la cronaca nn può decidere ki merita comprensione e ki solo condanna.
Io avrei preferito nn scrivere queste cose.
Avrei preferito vivere in un paese dove un padre nn deve dimostrare di essere innocente a priori.
Ma nel 2025, se sei uomo e padre, devi parlare.
Anche con amarezza.
Anche a denti stretti.
Perché il silenzio, quello sì, nn è mai neutro.
E spesso favorisce solo ki urla di più.
©Mirco@77
Aggiungi commento
Commenti