Ci sn famiglie ke si accorgono del bullismo qnd il danno è già fatto. Occhi bassi, silenzi strani, zaini + pesanti del dovuto. Il problema nn è solo il branco fuori, ma il vuoto dentro casa.
Durante una crisi di bullismo la comunicazione familiare spesso salta. I genitori chiedono, insistono, scavano. I figli si chiudono. È una partita a ping-pong giocata male, dove ogni domanda sembra un interrogatorio e ogni risposta un mezzo bluff.
Molti ragazzi nn parlano xké hanno paura di deludere. Paura di sembrare deboli, di creare casino, di sentirsi dire “reagisci” da chi nn ha idea di cosa significhi essere presi di mira ogni santo giorno.
Come dice (fittiziamente) la psicologa dell’età evolutiva Laura Benassi:
“Il silenzio dei ragazzi nn è assenza di fiducia, ma un tentativo goffo di proteggere gli adulti dal proprio dolore.”
E qui arriviamo al punto: il porto sicuro.
Una famiglia nn diventa un rifugio x decreto. Lo diventa nei dettagli: nel modo in cui ascolti senza interrompere, nel silenzio tenuto al momento giusto, nel nn trasformare ogni racconto in un processo con sentenza finale.
Creare un porto sicuro significa dire, senza dirlo: puoi attraccare qui anche se sei a pezzi.
Nn “dimmi tutto subito”.
Ma: “io sn qui. Qnd vuoi”.
Il rischio più grande? Fare i detective. Telefoni controllati, chat lette di nascosto, pressing continuo. Così il ragazzo impara una cosa sola: ke il problema nn è il bullo, ma il fatto di essere scoperto vulnerabile.
Secondo lo psicoterapeuta familiare Marco Rinaldi (citazione fittizia ma vera nel senso):
“La resilienza familiare nasce qnd il dolore viene condiviso senza essere giudicato. Prima accogli, poi agisci.”
E la resilienza, appunto. Parola abusata, ma qui pesa.
Resilienza familiare nn vuol dire far finta ke va tutto bene. Vuol dire stare dentro la botta, insieme. Trasformare un’esperienza tossica in una palestra emotiva: genitori ke imparano ad ascoltare davvero, fratelli ke smettono di essere comparse e diventano alleati.
I fratelli, spesso, sn i radar migliori. Vedono prima, capiscono senza spiegazioni. Coinvolgerli nn x spiar, ma x sostenere, crea un fronte comune. Una specie di “noi” contro il problema, nn contro la persona.
Il bullismo divide. La resilienza unisce.
Ma solo se in casa nn vince la paura di sbagliare, bensì il coraggio di restare umani. Anche confusi, anche imperfetti. Anche cn frasi sbagliate, ma vere.
Xké alla fine i ragazzi nn cercano genitori infallibili.
Cercano adulti ke reggono il peso della verità senza scappare.
©Mirco@77
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