Lo dico subito, così evitiamo i soliti cori da stadio: io nn sono razzista. E nn lo dico x pararmi il culo. Lo dico xké ho vissuto dall’altra parte.
Sono stato emigrato. Germania, Inghilterra, Olanda. Lavoro duro, accento sbagliato, occhi addosso. So cosa vuol dire essere “quello che viene da fuori”. So cosa vuol dire essere giudicato prima ancora di aprire bocca. E so bene che il colore della pelle, tostato o pallido, nn dice un cazzo di una persona. Zero. Niente. È aria.
Chi scappa da una guerra, chi cerca un futuro migliore, chi arriva qui con rispetto, fame di lavoro e dignità… è il benvenuto. Senza asterischi. Senza ma. Senza se.
Il problema nasce quando qualcuno confonde accoglienza con debolezza. Quando entra in un paese e decide di sputarci sopra.
E qui serve chiarezza, nn slogan.
Una cosa è integrare, un’altra è tollerare l’intollerabile.
Una cosa è accogliere, un’altra è chiudere gli occhi davanti a chi delinque, stupra, uccide, picchia, terrorizza. Gente che nn rispetta le leggi, le persone, le donne, i bambini, i vecchi. Gente che approfitta di un sistema confuso, colpevole, ipocrita.
Questa immagine nn parla di sicurezza.
Parla di fallimento culturale.
Perché il messaggio è facile: “stranieri cattivi, via tutti”.
Ma la realtà è più scomoda: chi delinque nn è “straniero”, è criminale. Punto.
E un criminale va trattato da criminale, ovunque sia nato.
Io nn voglio più odio. Nn mi interessa alimentare la guerra tra poveri, tra ultimi. È la scorciatoia preferita di chi governa male. Mettere i penultimi contro gli ultimi, così nessuno guarda chi sta sopra a rubare davvero.
Ma allo stesso tempo nn accetto la favola buonista del “poverino sempre e comunque”. No.
Se vieni in Italia e rispetti questo paese, hai i miei diritti e il mio rispetto.
Se vieni qui con l’idea di delinquere, di imporre la tua violenza, di vivere fuori dalle regole… hai finito di essere una vittima.
Casa mia nn è un terreno neutro.
Casa mia ha leggi, storia, ferite, fatica.
E chi entra deve capirlo subito.
Chi sbaglia deve pagare. Prima la pena, giusta, senza sconti ridicoli. Poi l’allontanamento.
Senza teatrini. Senza ipocrisie. Senza finti buonismi da salotto.
Xké uno Stato serio protegge chi rispetta le regole, nn chi le calpesta.
E parliamoci chiaro, senza tremare:
criminali nn si diventa durante una traversata.
Se parti x spacciare, stuprare, rapinare, lo sei già. Il mare nn ti trasforma, ti trasporta.
Se l’Italia vuole davvero essere un paese civile deve fare una cosa sola: separare.
Separare chi cerca una vita migliore da chi cerca solo prede.
Separare l’accoglienza dalla complicità.
Separare la solidarietà dalla paura di sembrare “cattivi”.
Questa foto è pericolosa xké semplifica.
Ma è utile xké ci obbliga a dire una cosa che molti hanno paura di dire: la tolleranza cieca nn è umanità, è resa.
Io scelgo un’altra strada.
Rispetto senza odio.
Leggi senza sconti.
Accoglienza senza ingenuità.
Il resto è solo rumore.
E di rumore, sinceramente, ne abbiamo già abbastanza.
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Commenti
D'accordo? E come si fa a non esserlo? E pensare che qualcuno o meglio qualcuna disse che sono e saranno le nostre risorse!