Questa indagine nn nasce da odio verso la fede.
Nasce da una frattura. Da un senso di tradimento ke, una volta aperto, nn si richiude più.
Ho passato settimane a leggere documenti, articoli, studi accademici, testi interni alla Chiesa stessa. L’ho fatto senza pregiudizi, o almeno provandoci. All’inizio cercavo risposte. Poi ho trovato solo conferme. E più andavo avanti, più cresceva una rabbia fredda, lucida, difficile da mandare giù.
Qui nn parlo da ateo militante, né da provocatore.
Parlo da persona ke a certe parole ci ha creduto: tutela dei deboli, verità, responsabilità, giustizia.
Ed è proprio x questo ke fa male.
Ho messo insieme pezzi diversi:
storia, diritto, economia, teologia critica, cronaca.
Nn x dimostrare una tesi già scritta, ma x capire se quello ke emergeva era casuale o strutturale.
La risposta è arrivata presto. Ed è stata pesante.
La pedofilia nella Chiesa nn è venuta fuori x caso.
È venuta fuori quando nn si poteva più nascondere.
Quello ke colpisce nn è solo l’orrore degli abusi.
È tutto quello ke è venuto dopo.
O meglio: tutto quello ke nn è venuto.
Denunce ignorate.
Indagini interne.
Preti spostati come pacchi.
Famiglie lasciate sole.
Vittime trattate come fastidio.
E qui scatta qualcosa dentro.
Perché capisci ke nn stiamo parlando di singoli mostri, ma di un sistema ke ha scelto di guardare altrove.
Questa cosa pesa. Pesa forte.
Approfondendo il rapporto tra diritto canonico e diritto civile, la sensazione diventa ancora più amara.
La Chiesa ha un suo ordinamento, le sue regole, i suoi tempi.
Legittimo, x carità.
Ma quando queste regole diventano un muro tra un reato e la giustizia, allora nn è più neutralità. È protezione.
Qui nn vedo complotti.
Vedo una struttura ke si difende, anche quando nn dovrebbe.
E chi sta sotto, chi ha subito, resta schiacciato.
Quando realizzi questo, la delusione diventa rabbia.
Perché ti rendi conto ke la parola “responsabilità” è stata usata a corrente alternata.
Poi c’è la parte storica.
E lì il quadro si allarga.
La Chiesa nn è diventata potente ieri.
Ha accumulato ricchezza, beni, influenza per secoli.
Questo ha costruito una mentalità precisa: autonomia, autogoverno, impermeabilità.
Quando hai così tanto potere, la trasparenza diventa un rischio.
E allora il silenzio diventa virtù.
La discrezione diventa scusa.
La verità diventa negoziabile.
Ed è qui ke capisci ke gli abusi nn sn un corpo estraneo.
Sn una conseguenza.
Leggendo le critiche interne alla Chiesa, quelle oneste, emerge una parola ke fa male: corruzione.
Nn solo bustarelle o scandali finanziari.
Corruzione come abitudine a giustificarsi.
A proteggersi.
A spiegare tutto, sempre.
Quando arrivi a questo punto, senti il bisogno di prendere distanza.
Perché continui a credere nei valori, ma nn più in chi li amministra come un’azienda.
Dopo tutto questo lavoro, nn riesco più a raccontarmela.
La Chiesa, come istituzione, ha tradito.
Ha tradito chi doveva proteggere.
Ha tradito la fiducia di chi credeva.
Ha tradito le sue stesse parole.
Questo nn significa buttare via tutto.
Ma significa smettere di fingere.
Se ci fosse volontà reale, le cose da fare sn chiare:
– denunciare subito, sempre, senza passaggi interni;
– aprire gli archivi, anche se fa male;
– smettere di confondere perdono con impunità;
– accettare controlli esterni;
– ammettere gli errori senza difese d’ufficio.
Finché questo nn accade, io prendo le distanze.
Nn dalla fede, ma da un potere ke ha scelto se stesso.
E dirlo nn è odio.
È rispetto verso chi nn ha mai avuto voce.
©Mirco@77
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