L’altro giorno se n’è andato Umberto Bossi.
E puntuale come la pioggia a novembre parte il teatrino: facce serie, parole grosse, memoria corta.
“Statista”, “visionario”, “padre di qualcosa”… sempre le stesse frasi, cambiano solo i nomi.
Io no.
Il rispetto per la morte c’è. Sempre.
Perché quando finisce una vita, finisce tutto. E su questo nn si scherza.
Un pensiero alla famiglia? Sì, senza sceneggiate. È umano.
Ma la santificazione automatica… no. Quella proprio nn mi appartiene.
Perché qua succede una cosa strana, sempre uguale: muori → reset → versione ripulita.
Come se bastasse una bara x cancellare anni di parole, scelte, schifezze e pure qualche “eh ma era il personaggio”.
No.
Il punto nn è “cosa ha fatto”.
Il punto è come lo ha fatto.
Bossi nn era uno neutro.
Era uno che spaccava, divideva, provocava.
E lo faceva sapendo benissimo dove colpire.
Frasi contro il tricolore, insulti, sceneggiate da palco…
Attacchi ai meridionali, agli immigrati, a chi nn rientrava nel suo schema.
Toni che oggi molti fanno finta di nn ricordare, ma che per anni hanno fatto presa. Eccome se hanno fatto presa.
E poi la parte che tanti ora evitano come il fango: soldi, gestione, famiglia, il partito trattato come fosse casa propria.
Quella roba lì nn sparisce xké oggi si abbassa la voce.
Questo è il punto.
Il curriculum resta, anche se dà fastidio.
Io nn lo apprezzavo da vivo.
E nn faccio finta di niente adesso. Sarebbe comodo… ma sarebbe anche da ipocriti.
E io posso sbagliare, posso esagerare… ma l’ipocrisia nn me la porto dietro.
Rispetto la morte.
Ma nn riscrivo la storia x fare bella figura.
Perché il vero schifo nn è parlare adesso.
Il vero schifo è cancellare tutto x convenienza, x paura di sembrare “fuori posto”.
Fuori posto rispetto a cosa? Alla memoria selettiva?
Quindi sì:
riposi in pace.
Ma la verità resta qui, viva, scomoda, pure un po’ fastidiosa.
E se dà fastidio… forse è xké è vera.
E io preferisco essere scomodo che finto. Sempre.
©Mirco@77
Aggiungi commento
Commenti